Microchip sottocutaneo

Con l’avvento della pandemia nel 2020, per il controllo delle positività oltre alla app per il tracciamento dei positivi, è tornato nuovamente in auge l’ultimo ritrovato della biotecnologia, il microchip sottocutaneo

Vediamo nel dettaglio di cosa si tratta e quali potrebbero essere i possibili risvolti positivi e negativi sulle nostre vite e sulla nostra libertà personale.

Che cos’è un microchip sottocutaneo

Un microchip sottopelle si basa su una tecnologia chiamata RFID, che consente l’identificazione e la memorizzazione di dati di animali e persone impiantando sottopelle un dispositivo a radio frequenza con un codice identificativo alfanumerico unico da impianto ad impianto.

Essendo appunto un dispositivo a rafiofrequenza, oltre a memorizzare i dati biometrici e basati sull’utilizzo del soggetto che lo indossa, è capace anche di trasmetterli ad una centrale operativa che a sua volta memorizza i dati ed è in grado di sapere vita morte e miracoli del soggetto, oltre a conoscerne in ogni momento la posizione in tempo reale grazie ad un collegamento possibile con dispositivi di posizionamento satellitare (GPS).

A che cosa serve un microchip sottopelle?

L’impianto di un microchip sottocutaneo potrebbe avere tantissimi usi positivi per il miglioramento della qualità della nostra vita:

Monitoraggio dei dati sanitari

Il primo possibile utilizzo del microchip sarebbe quello del monitoraggio dei parametri vitali delle persone, in particolare quelli a rischio per particolari patologie come i diabetici ed i cardiopatici.

Nei diabetici potrebbe ad esempio somministrare automaticamente insulina in caso di necessità oppure adrenalina in caso di un infarto per i cardiopatici nell’attesa dei soccorsi, salvando probabilmente la vita dei soggetti.

Gestione dei pagamenti

Il dispositivo impiantato potrebbe contenere le informazioni relative alle nostre carte di credito, quindi potrebbe essere utile per effettuare e tracciare pagamenti dei treni e degli aerei, oltre che diventare a tutti gli effetti l’unico strumento di pagamento, eliminando di fatto le valute e riducendo di fatto l’evasione fiscale ed il tasso di criminalità dei reati minori come furti e scippi.

Qualsiasi dispositivo di pagamento come un telefono pubblico o una macchinetta per la distribuzione di caffè bibite o snack in stazione o in aeroporto potrebbe essere gestita utilizzando questo microchip.

Gestione degli accessi

Un sistema del genere potrebbe diventare un nuovo strumento per accedere agli uffici, alle banche, ai luoghi pubblici e persino a casa. Essendo un dispositivo di accesso unico da persona a persona potrebbe anche diventare un nuovo strumento per sbloccare telefoni cellulari tablet e computer.

Il tracciamento degli spostamenti

Dopo aver parlato delle cose positive, veniamo purtroppo alle dolenti note, ossia al motivo per cui in tanti sono contrari ad un sistema del genere.

Il microchip come dicevamo, viene valutato dalle nazioni mondiali oltre che come sistema di monitoraggio dei delinquenti che vengono messi agli arresti domiciliari, anche per il monitoraggio dei positivi al coronavirus.

Utilizzare un tale pretesto legittimo per impiantare questi microchip sotto pelle, potrebbe però ledere diritti personali e costituzionali, per cui l’adozione del microchip sottocutaneo in Italia la vediamo come una cosa piuttosto difficile da realizzare.

Questo strumento potrebbe essere infatti utilizzato per il controllo ad esempio degli spostamenti di attivisti politici e dei dissidenti in paesi dove ci sono dittature o politiche repressive, penso ad esempio a molti paesi asiatici o del sudamerica.

Una bufala che sta girando su internet dice che addiritura Matteo Renzi avrebbe dichiarato che entro due anni tutti noi saremo dotati di un microchip sottocutaneo in italia e che l’impianto dovrebbe essere addirittura obbligatorio.

La cosa per cui oltre ad essere una bufala la riteniamo anche molto difficile è che l’articolo 13 della costituzione italiana dice che non è possibile instaurare alcuna azione che possa ledere la libertà personale delle persone. Obbligarci ad indossare un microchip sarebbe quindi incostituzionale.

Un’altra forte obiezione arriverebbe sicuramente dal garante della privacy che potrebbe sottolineare come un databreach dei server che dovrebbero contenere i dati personali di tutti i cittadini mondiali avrebbe conseguenze disastrose sull’umanità.